Luca Cesco nasce a San Vito (Friuli-Italia) nel 1970. Dopo il Liceo Classico si iscrive all’Università di Architettura di Venezia nel 1989 e comincia ad occuparsi di fotografia nel corso di Storia e Tecnica della Fotografia del prof. Italo Zannier.
Si laurea in Architettura nel 1996 e, dopo l’iscrizione all’albo degli Architetti, inizia l’attività professionale con Gabriele Centazzo nello Studio Design in Cordenons. Insieme progettano ville private in Italia, interni di palazzi antichi (Il Palazzo Maestri a Sacile) ed opere religiose (la nuova Chiesa di Cristo Re a Pordenone). Concorsi e progetti di ricerca sono pubblicati in libri editi tra il 1995 ed il 2002.
Dal 1999 al 2001 è stato assistente universitario con contratto di collaborazione alla didattica presso il corso di Composizione Architettonica 4 tenuto dalla prof.ssa S. Maffioletti allo IUAV. Dal 2001 è Cultore della Materia all’Università di Architettura di Venezia. Dal 2001 insegna Disegno e Storia dell’Arte nel Liceo Scientifico. Dal 2002 tiene il Modulo Didattico di Tecnologia dei materiali nel corso di Arredo ed Architettura di Interni all’ENAIP-FVG.
Nel Luglio 2002 collabora ai Workshop estivi dello IUAV con un contratto di collaborazione alla didattica. Dal 2001 al 2004 è stato membro di due Commissioni Edilizie.
Ha partecipato a numerosi concorsi di fotografia ottenendo premi e segnalazioni per la sua ricerca. Nel 1998 e nel 1999 organizza due mostre personali, presso la Torre Scaramuccia di San Vito ed a Palazzo Cecchini in Cordovado. Nel 2005 viene invitato ad esporre alla galleria ArtèVision a Torino. Ha tenuto alcuni corsi di Fotografia presso varie sedi organizzando le esposizioni dei lavori finali. Svolge attività di documentazione fotografica delle opere per studi di architettura ed ingegneria, in particolare per POOL ENGINEERING ( www.pooleng.it ), ed ha collaborato ad alcune pubblicazioni di storia veneta.
Nel Giugno 2002 esce il libro fotografico “San Vito: architetture di luce” per le Edizioni Ellerani (recensione su www.archimagazine.com/lcesco.htm ) che raccoglie una personale ricerca visiva sulla luce artificiale nel centro storico della cittadina friulana.
Foto ed articoli sono presenti nei siti:
Dal maggio 2003 è attivo questo sito personale che raccoglie i principali lavori sulle città europee ed americane.
Mi interessano due cose essenziali: la scelta e la composizione. L’approccio con l’immagine è fatto di più fasi tra loro intimamente connesse. La prima riguarda appunto la scelta all’interno del reale – del campo visivo – di ciò che si vuole fotografare. Quindi si procede con la composizione. La sintesi finale è la foto.
L’equilibrio nella struttura interna della foto: l’intima relazione di pesi e misure che viene a crearsi dall’iterazione tra due o più elementi.
Credo sia impossibile trasmettere poesia se non si è supportati anche da un bagaglio tecnico. Se, ad esempio, cogli un attimo espressivo e non riesci a comporlo tramite il codice linguistico, semiotico proprio della fotografia rischi di non poterlo trasmettere. E questo è proprio il fallimento della fotografia, perché rappresenti qualcosa di diverso da ciò che avevi visto e che avresti voluto fissare nell’immagine.
Alcuni anni fa facevo anche ritratti e still life, ma ho abbandonato questi generi perché mi interessava la sfida del fotografare in esterno. La luce naturale cambia durante la giornata, anche nel giro di mezz’ora, e quindi devi conoscerla: è necessario sapere come sarà illuminato un soggetto in un determinato momento. La diversità della luce muta anche il messaggio espresso dal fotografo.
L’architettura mi interessa molto, ed è il mondo dal quale provengo. Ma lì si gioca anche tutta la sfida con la luce. Le Corbusier diceva che l’architettura è il sapiente gioco dei volumi sotto la luce. Analogamente la fotografia. Fra l’altro ho osservato che un edificio ben riuscito è anche un soggetto facile da fotografare, anche se magari costruito con stili architettonici lontani da quelli che prediligo.
Si, questo è del tutto intenzionale. La figura umana è un elemento forte, dimensionale e ben riconoscibile. Il fulcro del mio lavoro sono invece i piani prospettici ed i volumi.
Trovo che la notte potenzi le capacità plastiche nella composizione di soggetti in architettura, annullando molti elementi di disturbo visivi. Contemporaneamente ci obbliga ad una nuova semiologia dei corpi di fabbrica, dei loro rapporti con la strada, con il verde, con il paesaggio.
Si, credo che nell’allestimento di una mostra, grande o piccola che sia, si gestisca sempre un itinerario espositivo, specchio delle intenzioni di chi organizza la mostra. Ho giudicato tali le grandi mostre che ho visitato proprio per il percorso che rappresentavano. Tutto ciò è un viaggio, il ripercorrere le tappe che in questo caso il fotografo ha vissuto. E’ un ri-viaggiare con lui, anche nel senso etimologico del termine.